"Buongiorno, lavoro in una cooperativa che svolge servizio mensa in una delle numerose scuole di Milano. L'anno scorso ho subito un’aggressione fisica da un collega, che ho fatto presente al mio datore di lavoro con una relazione scritta sull'accaduto, indicando anche i relativi testimoni. Nella relazione ho chiesto anche di essere trasferito ad altra sede per evitare che si verificassero nuovi episodi. L’azienda non mi ha risposto e di recente si sono verificate altre spiacevoli situazioni, che mi hanno provocato uno stato di ansia che ora mi costringe a stare a casa in malattia. Come posso indurre la cooperativa a far trasferire me oppure il mio collega presso un altro appalto?"  

Nel nostro Ordinamento, il potere di trasferire la sede di lavoro del dipendente è riservato al datore di lavoro e il Codice Civile all’art. 2103 c.c. ne definisce i limiti, prevedendo che: <<Il lavoratore non può essere trasferito da un’unità produttiva ad un’altra se non per comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive.>>.

In altri termini, non esiste un vero e proprio diritto del lavoratore ad ottenere il trasferimento da un’unità produttiva ad un’altra.

Il trasferimento è decisione riservata al datore di lavoro, che può discrezionalmente decidere di porlo in essere oppure no.

Il datore di lavoro è però responsabile della tutela della salute dei propri dipendenti ed è quindi obbligato a porre in essere ogni iniziativa necessaria a tutelare <<l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro>> (art. 2087 Cod. Civ.).

Ciò che può quindi fare il lavoratore è, in casi come questo, segnalare al datore di lavoro le situazioni che si verificano causandogli disagio o addirittura danni alla sua salute, al fine di stimolare un intervento datoriale in merito.

L’intervento datoriale però non è detto che consista nell’accoglimento della domanda di trasferimento. Difatti, per poter operare il trasferimento è necessario che sussistano posizioni disponibili in altre sedi ovvero in altri appalti.

L’intervento datoriale, in mancanza di altre posizioni/sedi cui adibire il dipendente, potrebbe consistere nel sanzionare disciplinarmente i colleghi che aggrediscono o arrecano danno al dipendente, al fine di evitare che episodi del genere si ripetano.

Perciò è assolutamente opportuno segnalare - meglio con lettera raccomandata a.r. - gli episodi di aggressione fisica verificatisi e rendersi disponibili ad un trasferimento della sede di lavoro (presso altro appalto).

Tuttavia, visto il comportamento tenuto nel caso specifico dal datore di lavoro, pare opportuno rivolgersi ad un legale che provveda ad inoltrare una lettera di diffida al datore di lavoro in cui si precisano i fatti accaduti, le conseguenze subite dal dipendente, la riconducibilità della malattia del dipendente all’inadempimento datoriale e le possibili soluzioni (ivi compresa la segnalazione di altre posizioni, se le conoscete, cui poter essere assegnato).